Intervista a Carlo Lucarelli

Oggi assistiamo ad un forte affermarsi del romanzo di genere, il noir in primis, a cosa pensa sia dovuta questa preferenza?

E’ da più di una decina d’anni che il noir italiano si è affermato come genere forte e importante per cui è difficile parlare di un “oggi” quanto di una evoluzione costante e consolidata: un genere “nuovo”, insomma, che ormai è diventato un “classico”. Le ragioni sono sempre le stesse, come la forza nar

rativa di un genere basato sul racconto, sull’effetto e sulla trama, la sua capacità di occuparsi della realtà e raccontare le trasformazioni della società, mettendone in scena i meccanismi. Soprattutto la sua capacità di raccontare le inquietudini e le paure della società, che da allora, da quando si è affermato, soprattutto in Italia, non sono né cambiate né diminuite.
Ma esistono altri generi letterari secondo lei oggi nel panorama italiano? e prima di questa trasformazione qual’erano le tipologie di letteratura in Italia e all’estero?
Non ho mai capito bene cosa significhi “genere” nella letteratura italiana contemporanea. Anche perché è un termine che ho visto applicare solo ad alcuni libri (il giallo, il noir, l’horror) e non per esempio al filone giovanilistico, a quello esistenziale o a quello intimista. Moccia, per esempio, è letteratura di genere? Lo sono io? Lo è Baricco? Adesso credo che ci sia una grande contaminazione tra i generi, per cui diventa difficile, per esempio, definire un autore come Ammaniti.
Ci sono a suo avviso delle regole base della scrittura che non possono essere ignorate a prescindere dal genere di narrazione al quale ci si intende avvicinare?
Esiste un grado zero della narrativa che è quello di sintetizzare i fatti di una storia mettendoli in fila in modo da suscitare emozioni. Dall’inizio alla fine, svelando la storia pagina per pagina. La grammatica dei generi accentua soltanto alcune sfumature, per esempio questo svelamento nel giallo è più trattenuto, insistendo sull’aspetto misterioso della storia. Niente di più.
Lei è uno scrittore noir, cosa non può mancare mai invece nella “cassetta degli attrezzi” di uno scrittore che appartiene a questo genere? 
La competenza rispetto a quello di cui scrive. Noi non scriviamo quello che si vede in superficie, ma quello che sta negli angoli bui. Noi mettiamo in scena le contraddizioni. Ci vuole una conoscenza profonda di un ambiente, di un periodo storico o di un carattere perché questo non sia solo un contenitore in cui calare la storia ma l’oggetto stesso del racconto.
Si parla tanto delle regole per scrivere giallo, da S.S. Van Dine alla Highsmith tutti hanno stilato un loro decalogo, anche lei con la serie su Sky le chiavi del mistero ha contribuito ad alimentare un po’ questa scuola di pensiero, secondo lei quali sono i tocchi da maestro per realizzare un poliziesco con la P maiuscola?
E’ vero, tutti hanno scritto un decalogo del giallo perfetto e tutte le volte era in contrasto con quello precedente, col quale erano stati scritti comunque ottimi libri. Segno che i decaloghi non servono, se non a definire le esigenze del racconto rispetto al momento che sta attraversando. Più razionale il giallo di Van Dyne che viveva in un mondo ordinato, più inquieto quello di Chandler che viveva in tempi più bui. Le mie chiavi del giallo volevano soltanto essere una piccola guida tecnica –e molto ironica – a certi effetti tipici del genere.
Può descriverci a grandi linee qual è l’iter che si profila ad un autore dal manoscritto alla pubblicazione? Esiste in sintesi un “modus operandi” corretto per l’aspirante scrittore?
L’unico modus operandi è quello di scrivere la più bella storia che possa venire in mente nel miglior modo possibile. Niente di meno. Nonostante questo farla pubblicare è difficile. Il modo più lineare resta sempre quello di spedirla ad un editore –non a caso, selezionato per affinità col libro che si è scritto- magari indicando il nome di chi si occupa di quel settore della casa editrice. Armarsi di pazienza e insistere –chiamando o mandando mail – per ottenere una lettura. Se si conosce direttamente un editore o un autore che è in contatto con la casa editrice desiderata si può anche chiedere a lui.
Visto il vasto cursus honorum e l’arco di tempo coperto dalla sua esperienza di scrittore sicuramente potrà dirci se e come secondo lei è cambiata la scrittura e la qualità degli scrittori negli anni: cosa ne pensa dell’oggi? Come valuta la qualità e in generale la letteratura che oggi popola le librerie? come vede la letteratura italiana? Che livello qualitativo ha la letteratura italiana di oggi e che posizione occupa nello scenario internazionale?
A me la letteratura italiana di oggi piace molto. Trovo che gli autori italiani, anche grazie al fatto che dalla metà degli anni ’80 l’editoria si è aperta agli autori giovani e sconosciuti, scrivano belle cose nella più larga varietà di generi, “contaminati” e non. Ci sono un sacco di titoli inutili o brutti – anche nel noir, naturalmente – ma questo è normale. Semmai è l’editoria che ha perso la capacità di selezionare. Nello scenario internazionale occupiamo un posto piccolo ma importante. Nel senso che a parte qualche caso non vendiamo molte copie ma siamo quasi tutti tradotti in quasi tutti i paesi.
Senta ma se dovesse indicare degli autori di riferimento per i giovani che intendono cimentarsi nella scrittura quali si sente di indicare nel suo ambito di scrittura?
Ne cito sempre uno, perché è una specie di corso di scrittura pratica che vale per tutti. Giorgio Scerbanenco, “Il cinquecentodelitti”, racconti brevi che raramente hanno a che fare con i delitti ma che insegnano tutte le tecniche narrative. Poi, a seconda dei gusti, nel genere ci sono James Ellroy, Raymond Chandler, Simenon, Izzo …
lei spazia dal giornalismo alla saggistica, dalla sceneggiatura alla narrativa, dal piccolo al grande schermo… insomma padroneggia anzi spadroneggia tra tutte le forme di narrazione ed i loro stili viene da chiedersi ma cosa accomuna e cosa differenzia questi ambiti? 
Proprio la narrazione. Io sono uno scrittore di romanzi. Quando questa mia attitudine può essere esportata in un altro campo senza snaturarsi o compromettersi troppo ecco che lo faccio. Altrimenti mi fermo lì. Ho sempre fatto la stessa cosa, anche in televisione: arrivo e racconto una storia, come farei in un libro.
si parla molto di storytelling ed alcuni scrittori come Christian Salmon si sono cimentati nel mostrare un quadro globale del suo impiego nella comunicazione: dall’azienda a quella politica. Sembra essere nata una vera e propria filosofia del narrare storie che va oltre le regole del marketing. Non è che forse qualcuno sta rovistando troppo nella vostra “cassetta degli attrezzi narrativi” pur di vincere in persuasione?
Credo si sia sempre fatto così. Ho sempre in mente che il miglior modo di far leggere un libro a qualcuno, o di farlo andare a vedere un film, sia quello di raccontarglielo. Fino ad un certo punto, naturalmente.
Ma lei che è un po’ un eroe dei due mondi della comunicazione – nel senso che passa dal mondo della carta e della penna a quello del piccolo schermo con una certa naturalezza – come vede il solito dibattito tra chi demonizza o loda la televisione?
Io credo che la televisione sia un mezzo e per questo possa essere giudicato solo per l’uso che se ne fa, in sostanza per quello che racconta e per come lo racconta. Come per la letteratura none esiste un giudizio a prescindere, c’è quella buona e quella cattiva. Rifiutarla in blocco significa perdere uno spazio molto importante per la narrazione e lasciarlo a disposizione di altro.
Nel genere noir si sta insinuando profondamente uno spiccato realismo e un tono quasi storico-giornalistico, non c’è un rischio di appiattimento sulla cronaca a discapito della qualità narrativa? E questo non è il segno di un confine indefinito oramai tra giornalismo investigativo e romanzo poliziesco?
No. Perché non accade sempre e ci sono molti romanzi che non sono così. Esistono alcuni scrittori che preferiscono una narrazione quasi documentaristica della realtà e altri che la trasformano e la interpretano. Finché esisterà questa varietà non ci sarà mai appiattimento.
A proposito di cronaca, storia e politica, molti autori suoi colleghi come De Cataldo, Carlotto, Sarrasso solo per citarne alcuni, pare cerchino attraverso le loro opere di lanciare un esplicito segno di impegno politico e di denuncia sociale. Anche lei in numerosi suoi lavori televisivi e non spesso affronta elementi spinosi non solo del passato. E’ forse un ritorno dell’intellettuale impegnato dopo anni di assenza?
Sì, e per fortuna. E finalmente, anche. Gli scrittori hanno una grande responsabilità nella mancanza di una memoria – che significa anche un immaginario – comune per il nostro paese. Siamo tornati da poco a mettere in scena i meccanismi della realtà attraverso la narrazione, sia di quella contemporanea che di quella storica.
ho notato leggendo alcuni suoi romanzi che lei ha delle spiccate doti narrative diciamo così un po’ romantiche che spesso travalicano i canoni del suo genere… penso ad esempio alla sua capacità di raccontare il vento delle scogliere de “L’isola dell’angelo caduto” o alla capacità di descrivere un mondo popolato solo di suoni in “Almost Blue” sono segni distintivi di un genere di poliziesco aulico o forse Lucarelli è inconsciamente tentato di scrivere qualcosa che non ha a che fare con delitti e misteri?
Ogni tanto qualcuno mi chiede se scriverò mai un romanzo d’amore. Io dico sempre di no, poi penso a quello che ho scritto e mi accorgo che di storie d’amore, dentro, anche di quelle che non finiscono male, ce ne sono tante. Il fatto è che non esiste una sola corda per uno scrittore, come none esiste una sola corda per un romanzo. Un noir, se è bello, non è mai soltanto un noir. Vale per tutti i romanzi, di tutti i generi.

intervista di
Mario Melillo

Quotidiani Pensieri

poesia / di Domenico Barra

Labbra gelide sorridono mostrando denti di cristallo.

Braccia aperte per abbracciare o schiaffeggiare.

Bandiere si muovono nel vento.

Bandiere per ricordare nel vento.

Sguardi alti, sguardi bassi, mani che sudano.

Piedi fermi sulla stessa terra.

Sciarpe al collo per scaldare la voce.

Palmi sulla fronte per scaldare la mente.

Palmi sulla fronte per la rassegnazione.

Bocche aperte per scaldare le corde vocali.

Mani sulle spalle per accentuare la differenza.

Dita contro il petto per provocare la pazienza.

Teste tra le mani per mantenere l’equilibrio.

Gomiti alti per anestetizzare il corpo.

Dita incrociate per non scappare.

Dita incrociate per essere perdonati e perdonare.

Dita incrociate per giustificare.

Baci sulle guance per rassicurare.

Ali aperte per volare.

Ali aperte per non cadere.

Mani all’orecchio per ascoltare.

Volti sulla carta per non dimenticare.

Gomiti sulle sedie per riposare.

Gambe aperte per contenere.

Gambe aperte per mantenere.

Gambe aperte per distrarre.

Gambe aperte per obbligare.

Gambe aperte per lavorare.

Gambe sul letto per riposare.

Fili di cotone intrecciati per alleviare il dolore.

Medaglie per celebrare l’onore.

Medaglie per celebrare un errore.

Tarocchi per celebrare la superstizione.

Bicchieri vuoti, bicchieri pieni così la gente parla.

Bicchieri vuoti, bicchieri pieni così la gente dorme.

Luci accese per paura di non vedere.

Luci spente per paura di affondare.

Dita verso l’alto perchè si è sicuri di sapere.

Fumo dalle bocche per bruciare il tempo.

Bruciare il tempo per le cose che non si potranno mai sapere. Parole sul marmo perchè una volta sei stato.

Parole sulla carta per essere ricordato.

Momenti per la strada per guadagnare anni.

Anni per la strada per guadagnare momenti.

Corpi bruciati per il rispetto.

Momenti bruciati per il sospetto.

Fuochi che vengono spenti per respirare.

Fuochi che bruciano per avere luce ma anche un solo pugno di soffice schiuma bianca può oscurare una luce perchè non si deve essere alti, larghi, enormi per fare una grande ombra.

Sfera…

Narrativa poetizzata / di Angela Valentina Leone

Pensieri ombrosi e sfumati, si interesecano nella mia mente oramai spenta.
Altalenanti ed irrequieti sensi di frustrazione e di abbandono pervadono il mio spirito atterrido ed arido!
Attesa, lunga e straziante nella ricerca di un io indebolito da battaglie interiori giunte ad un vicolo cieco.
Sorretta, dal desiderio di rivalsa, seguo inerme le mie azioni contradditorie,
scandendo ogni singolo passo nella speranza che uno di questi mi riconduca alla mia essenza frantumata.
Desideri nascosti e punitori, occultano il piacere di una vita equilibrata e serena nella quale scorgo la mia isola paradisiaca, affogando en essa le mie voraci passioni ed esigenze di ribalta!
Occhi inariditi dall’incapacitá di dar sfogo alla tempestosa rabbia e insoddisfazione a causa di vicissitudini inaspettate.
Nei meandri di una mente affaticata ed incespicante, scorgo una lumiscenza incorporea, alla quale mi affido bramante.
Un oasi di luce calda, intensa e pervasiva, che distoglie le mie misere membra dal richiamo incessante di una vita frenetica ed inglobante.
Piccola e intangibile, questa sfera luminosa è celata da foschie emozionali, intrappolata in gorgolii di pensieri negativi intrinseci di attese e disperanti urli silenziosi.
Concedo ai miei occhi mortali di avvicinarsi pericolosamente all’essenza pura, divina di questa sfera accogliente, ma nel tentativo primordiale ed egoistico di fusione con tale perfetta sintonia dei sensi, vengo rigettata violentemente nelle tenebre più affligenti.
Incespicante ma agguerrita, continuo ad addentrarmi nelle gelide e strazianti foschie, impregnate di sibilii inquietanti , dolore, confusione lacerante.
Stordita da sussuri violenti di negazione, voglio nutrirmi di quel piacevole e sottile avvolgimento catartico, proveniente dalla sfera…

Della pace informatica

Un titolo provocatorio, tanto quanto il tema di questo post. Un tema serio in realtà… un tema che ad affrontarlo genera consenso in molti ma allo stesso tempo imbarazzo per tutti coloro che sono minacciati dalla sua forza.

Stiamo parlando di Internet e della sua capacità di generare, nel bene e nel male rapporti, interconnessioni e scambio di informazioni. Un sistema che da quando è stato inventato ed aperto a tutti ha generato una forza nuova all’interno di quella che definiamo democrazia orizzontale. Una rete di persone che si scambiano conoscenze e contenuti, ma anche notizie e verità spesso taciute.

Un mezzo dunque anche per difendersi dal potere costituito e cercare, al contrario, di tenerlo sempre al guinzaglio.

Internet è un sistema forte, certo, ma la sua vera linfa vitale è quella dei suoi miliardi di utenti in tutto il mondo.

E’ per tutti i suoi meriti: per la rivoluzione sociale e culturale che ha generato, per la sua capacità di contribuire all’impegno comune, per la sua forza nell’aiutare molti popoli a lottare in favore della pace, che quest’anno in vista dei nobel 2010 la Rivista Wired Magazine ha deciso di candidarlo al Nobel per la Pace.

Per la prima volta nella storia  verrebbe assegnato, ad uno “strumento tecnologico” e non ad una persona fisica, il premio nobel (tanto più quello per la pace).

E’ indiscutibile però il contributo che ad essa internet da ogni giorno con la sua forza. Ed è esso stesso per la sua struttura e funzionalità un sistema democratico, di dialogo e di totale libertà individuale.

Dare il nobel per la pace 2010 ad internet, non è un nobel ad una “macchina” è un nobel a tutti gli utenti che ogni giorno vi accedono ed offrono il meglio di se agli altri attraverso una loro piccola finestra sul mondo.

E’ per questo che anche noi di Letteralia e di Letteralia Network intendiamo sostenere la petizione mondiale per il nobel per la pace 2010 ad Internet.

Abbiamo allestito una pagina apposita sul nostro blog dove potrete lasciare un vostro commento o una descrizione di un evento della vostra vita nel quale internet è stato indispensabile o decisamente utile. Le vostre esperienze positive nell’uso di internet, piccole o grandi che siano, sono il primo elemento in favore di un nobel che a 40 anni internet merita di ricevere. Ecco il nostro link:

https://letteralia.wordpress.com/internet-nobel-for-peace-2010/

 

Abbracciate anche voi la nostra causa… perchè è anche la vostra!

La Redazione

Baraonda culturale 1° edizione

Cari amici che seguite Letteralia anche quì on – line sul nostro blog, abbiamo un grande annuncio da farvi: è nata la manifestazione annuale Baraonda Culturale. Una serata promossa in celebri locali della capitale dal comitato delle associazioni culturali di Roma che ne fanno da promotrici.

Baraonda culturale è una serata evento durante la quale artisti e performer provenienti dalle singole associazioni aderenti promuovono, in una sorta di melting pot culturale, le loro abilità. Ci saranno a questa prima edizione numerose “chicche” dallo spettacolo teatrale d’apertura, alla videoproiezione fotografica, dall’esposizione di opere pittoriche nel locale alla musica costante fino a tarda notte. Chiunque volesse partecipare all’evento può richiedere anche a noi di Letteralia i biglietti d’ingresso (comprensivi di consumazione), visto che anche noi con il brand di “Letteralia Network” aderiremo all’iniziativa. La manifestazione si terrà il 1 dicembre presso il locale Stazione Birra. Il costo del biglietto è 10euro e in prevendita solo 8euro. Qui di seguito la locandina della prima edizione, partecipate numerosi mi raccomando.

La Redazione.

Prende forma il web network di Letteralia

News & Eventi /

Cari amici,

Letteralia intende per vocazione promuovere e promuoversi nell’ambito culturale attraverso un vasto network che possa accomunare tanto le reti Blogfacebookvirtuali quanto quelle reali legate alla promozione di Eventi. Ecco perchè in una sorta di interscambio, di osmosi, tra network; Letteralia ha deciso di dar vita ad un proprio spazio anche su Facebook.

Nasce dunque anche sulla piattaforma di social network più diffusa oggi al mondo, un gruppo di sostenitori della cultura. Il gruppo di “Letteralia”. Aderite numerosi in modo da poter sempre interagire tra noi e con gli altri internauti.

Ecco il link:

http://www.facebook.com/profile.php?id=1552265885&ref=profile#/group.php?gid=141188869905&ref=mf

Bolle in piazza di Trevi (poetica di un angolo di Roma)

poesia / di Marco Russo Di Chiara  marcuccio

 

BOLLE IN PIAZZA DI TREVI

Volo di bolle
nella notte romana:
vortice sereno
di fugaci iridazioni,
coro d’arcobaleno
che canta dall’alto
lieve un saluto
al Nettuno
della fonte grande
di marmo e monete.
Mentre s’ode
sinfonia
di spruzzi e ruscelli,
si offrono al cielo
per poi morire
senza dolore.

Marco Russo Di Chiara 08-X-2004



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