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“Rivedere” Parigi

Rubrica “Globalia” /  articolo di Chabha Ladjici

chabah

Piccolo briefing della situazione: nata e cresciuta a Parigi, dopo 6anni di vai e vieni tra Parigi e Roma ho scelto di stare nella città di cui mi ero innamorata, Roma. Ma dopo due anni il vai e vieni non è del tutto sparito…ormai si sono solo invertiti l’andata e il ritorno: è diventato Roma – Parigi.  Alcune suggestioni dell’ultimo viaggio…

Giovedì ore 11.45: Siamo ai primi di settembre, a Parigi. Mi riscaldo con un tè da 4€ e 30 in un tipico café cittadino preparandomi per il faticoso tour alla fiera di moda Première Classe. Sorseggio e osservo la città con la sua vita… mi sforzo di avere lo sguardo più nuovo possibile, come se fossi una turista che scopre Parigi per la prima volta e ne rimane meravigliata. Mi sorprendo ad avere l’automatico riflesso da turista: comparare ciò che si vende con la propria città e il proprio paese. Dal primo giorno in cui sono stata a Roma, non ho mai smesso di paragonarla a Parigi. Tra le due, qual’ è la più caotica, inquinata, bella, pazza, simpatica, calda, interessante, storica, culturale, viva ecc.? La risposta io non la so! Questo viaggio me la potrà dare, proprio perché ormai vedo Parigi da turista, con lo stesso occhio fresco con cui ho potuto giudicare Roma.

Seduta a questa terrazza, il pensiero che mi viene è contrasti, perchè la mia Parigi è proprio così. Il dandy gay di 60anni, sorridente e dinamico, che raggiunge le amiche per bere il caffè, la nonna che offre il pranzo al nipotino, assicurandosi che sia comodo, la coppia di pensionati innamorati come il primo giorno, seduti accanto a me, che pianificano il proprio quotidiano: cosa si mangia oggi, quando si fa il pisolino, che si vede in tv?…e poi l’uomo d’affari con il cellulare che squilla ogni 5minuti, cosa tipicamente parigina, il gruppo di amichette che si scambiano gli ultimi pettegolezzi, infine il cameriere che dà un piccolo consiglio al nipote che pranza con la nonna: «la scuola è una cosa importantissima, devi studiare così da grande potrai fare il lavoro che ti piace davvero…non come me… il mio lavoro non m’impedisce di vivere ma è  difficile, quindi, nella vita meglio avere la scelta. Ascoltami e studia!» Ecco, è questo lato che mi piace di Parigi, e lo sto riscoprendo ora. L’avevo quasi dimenticato dopo averci vissuto ventidue anni : è una città ricca di contrasti e di vita, sempre in movimento, un po’ frenetica, ma vista così, da lontano, senza subirne il quotidiano, stressante e pesante, devo dire che non è niente male!

Passando da un quartiere all’altro si può avere uno choc culturale: le bellezze di alcuni quartieri svaniscono nel nulla davanti alla desolazione, lo sporco e la povertà di altri. I posti artistici quali Montmartre, Saint-Germain, il quartiere latino di Saint-Michel, caro agli studenti, il quartiere reale del Louvre, quello dei grandi magazzini e dell’Opéra non sembrano appartenere alla stessa città dei palazzi neri di smog e a metà crollati di Belleville, della spazzatura buttata per terra e dei muri pieni di graffiti di Clignancourt o Pigalle, senza dimenticare gli spiacevoli incontri che riservano posti come Saint-Denis; ma sono ormai problemi che conosce ogni grande città.

Parigi ti riserva sorprese anche bellissime, ma sempre all’improvviso, come adesso che  sono le 23 e 26. Tornando a casa, seduta in una metro quasi vuota. Il vagone passa sopra il ponte, e qui, dal finestrino sulla mia sinistra inizia lo spettacolo: la Senna, illuminata dai riflessi delle luci, veste un mantello arancione che ondeggia sopra le acque scure e profonde del fiume…è cosi che è una bella Signora, è Parigi. Una dama un po’ capricciosa che riserva il suo splendore, e te lo sputa in viso quando meno te lo aspetti,seduta nella metro, di notte, stanca ma contenta.



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