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Stato latente

Narrativa poetizzata / di Leila Rossi

Leila ross

 

STATO LATENTE

 Quale discreto dolore guardare le possibilità sciogliersi.

Possibilità d’individui con le loro opere in cui aver creduto non ha avuto senso.

S’infilano aghi sottili, fine lontana, ma io nascondo il viso tra le pagine

d’irreale, che ora c’è, almeno per me.

Sospesa nell’incapacità più totale tanto da farmi credere sia impossibile

tornare nella pelle di prima.

Incorporea per un poco svanisco, vapore incostante e incoerente, galleggio

sul dolore, un filo sopra perché non è giusto lasciarsi polverizzare così.

È poi meglio rimanere finemente apatici? Di velata sofferenza?

Dov’è l’uscita per la mia…non ci vedo niente.

Trovo solo un percorso obbligato, triste reintegrazione assolutamente non voluta

mai tanto odiata e angosciata.

Tanto non te lo posso chiedere.

E tanto c’è chi non esiste.

E io?

Qual’è questo dolore che non colpisce?

Reale e motivato ma sempre latente

Mordimi!Così potrei riordinare…

Non mi tocca nulla…fammi piangere, stringere le membra,

Urlare!L’ira forse?

Non mi pare possa cambiare nulla, non credo mi smuoverebbe..

Forse fra una settimana mi sveglio.

Mi penserò vigliacca?

Lontana visione globale

Narrativa poetizzata \ di Leila Rossi

Leila ross

LONTANA VISIONE GLOBALE ( pensiero in TG )

Sigla. Ogni giorno inaugura l’inabissarsi dell’esistenza

già pianto ieri allo stesso modo ma con silenzioso distacco,

per chi inganna coperto dall’informare.

E io smuovo acqua e sabbia da far ribollire

per le tue parole. Ti dimentichi della dimensione lontana dai tuoi sensi pigri.

Ti dimentichi di valutare le soluzioni trasparenti,

le uniche che cambiano il tuo esistere.

Non le ricordi o sono sconosciute?

Mi insegni che per certe cose siamo davvero soli,

l’ hai incastrato nella retina senza farci caso ed è il tuo

più importante insegnamento.

Nella mia idea, sulla materia sotto le piante dei piedi,

sono sola ed è un bene. E’ la mia.

Solletichi dove già mi fa male, turbini e disordini.

Uno schiaffo alla pigrizia!

Ancora senza intenzione sollevi la mia mente:

soffrire, che altro dovrei aspettarmi dal pensare con altre menti.

Cambio quello che tu non puoi vedere,

e il dolore si sposta al pensiero che non lo so spiegare,

non te lo so insegnare. Non credo ascolteresti.

Vittima o artefice del pensiero comune?

Per te non posso capirti perché non modifico l’esteriore,

per colpa di una mia cosiddetta fortuna.

Non vedi i miei passi, non sai dove mi addentro.

Non conosci il mio immenso amore per la mia doppia lama.

Come sabbia gratta.

Anche se talvolta scivola via dalla mia consapevolezza

in attesa del terreno in scossa.

La pelle di cera è colata nelle tue orecchie.

Ho avuto tempo sufficiente per spiare le tue connessioni,

potresti grattare con le unghie la tua finta immagine-prigione

e ridarmi la speranza che la mia strada conosce una via parallela.

Sigla e titoli di coda.



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